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Recitar Leggendo Audiolibri
Audiolibro:
rla-011 (1 CD MP3)
ISBN: 88-89352-10-8
Pirandello
Il fu Mattia Pascal
Capitolo
VII
(frammento)
Lettura
interpretata
da
Claudio Carini
(...)
Gli occhi mi andarono su un SUICIDIO così, in grassetto.
Pensai subito che potesse esser quello di Montecarlo, e m'affrettai a leggere.
Ma mi arrestai sorpreso al primo rigo, stampato di minutissimo carattere: « Ci
telegrafano da Miragno ».
« Miragno? Chi si sarà suicidato nel mio paese? »
Lessi: « Jeri, sabato 28, è stato rinvenuto nella gora d'un mulino un cadavere
in istato d'avanzata putrefazione... ».
A un tratto, la vista mi s'annebbiò, sembrandomi di scorgere nel rigo seguente
il nome del mio podere; e, siccome stentavo a leggere, con un occhio solo,
quella stampa minuscola, m'alzai in piedi, per essere più vicino al lume.
« ... putrefazione. Il molino è sito in un podere detto della Stìa, a circa
due chilometri dalla nostra città. Accorsa sopra luogo l'autorità giudiziaria
con altra gente, il cadavere fu estratto dalla gora per le constatazioni di
legge e piantonato. Più tardi esso fu riconosciuto per quello del nostro... »
Il cuore mi balzò in gola e guardai, spiritato, i miei compagni di viaggio che
dormivano tutti.
« Accorsa sopra luogo... estratto dalla gora... e piantonato... fu riconosciuto
per quello del nostro bibliotecario... »
« Io? »
« Accorsa sopra luogo... più tardi... per quello del nostro bibliotecario
Mattia Pascal, scomparso da parecchi giorni. Causa del suicidio: dissesti
finanziarii. »
« Io?... Scomparso... riconosciuto... Mattia Pascal... »
Rilessi con piglio feroce e col cuore in tumulto non so più quante volte quelle
poche righe. Nel primo impeto, tutte le mie energie vitali insorsero
violentemente per protestare: come se quella notizia, così irritante nella sua
impassibile laconicità, potesse anche per me esser vera. Ma, se non per me, era
pur vera per gli altri; e la certezza che questi altri avevano fin da jeri della
mia morte era su me come una insopportabile sopraffazione, permanente,
schiacciante... Guardai di nuovo i miei compagni di viaggio e, quasi anch'essi,
lì, sotto gli occhi miei, riposassero in quella certezza, ebbi la tentazione di
scuoterli da quei loro scomodi e penosi atteggiamenti, scuoterli, svegliarli,
per gridar loro che non era vero.
« Possibile? »
E rilessi ancora una volta la notizia sbalorditoja.
Non potevo più stare alle mosse. Avrei voluto che il treno s'arrestasse, avrei
voluto che corresse a precipizio: quel suo andar monotono, da automa duro, sordo
e greve, mi faceva crescere di punto in punto l'orgasmo. Aprivo e chiudevo le
mani continuamente, affondandomi le unghie nelle palme; spiegazzavo il giornale;
lo rimettevo in sesto per rilegger la notizia che già sapevo a memoria, parola
per parola.
« Riconosciuto! Ma è possibile che m'abbiano riconosciuto?... In istato
d'avanzata putrefazione... puàh! »
Mi vidi per un momento, lì nell'acqua verdastra della gora, fradicio, gonfio,
orribile, galleggiante... Nel raccapriccio istintivo, incrociai le braccia sul
petto e con le mani mi palpai, mi strinsi:
« Io, no; io, no... Chi sarà stato?... mi somigliava, certo... Avrà forse
avuto la barba anche lui, come la mia... la mia stessa corporatura... E m'han
riconosciuto!... comparso da parecchi giorni... Eh già! Ma io vorrei sapere,
vorrei sapere chi si è affrettato così a riconoscermi. Possibile che quel
disgraziato là fosse tanto simile a me? vestito come me? tal quale? Ma sarà
stata lei, forse, lei, Marianna Dondi, la vedova Pescatore: oh! m'ha pescato
subito, m'ha riconosciuto subito! Non le sarà parso vero, figuriamoci! - E'
lui, è lui! mio genero! ah, povero Mattia! ah, povero figliuolo mio! - E si sarà
messa a piangere fors'anche; si sarà pure inginocchiata accanto al cadavere di
quel poveretto, che non ha potuto tirarle un calcio e gridarle: - Ma lèvati di
qua: non ti conosco -. »
Fremevo. Finalmente il treno s'arrestò a un'altra stazione. Aprii lo sportello
e mi precipitai giù, con l'idea confusa di fare qualche cosa, subito: un
telegramma d'urgenza per smentire quella notizia.
Il salto che spiccai dal vagone mi salvò: come se mi avesse scosso dal cervello
quella stupida fissazione, intravidi in un baleno... ma sì! la mia liberazione
la libertà una vita nuova!
Avevo con me ottantaduemila lire, e non avrei più dovuto darle a nessuno! Ero
morto, ero morto: non avevo più debiti, non avevo più moglie, non avevo più
suocera: nessuno! libero! libero! libero! Che cercavo di più?
Pensando così, dovevo esser rimasto in un atteggiamento stranissimo, là su la
banchina di quella stazione. Avevo lasciato aperto lo sportello del vagone. Mi
vidi attorno parecchia gente, che mi gridava non so che cosa; uno, infine, mi
scosse e mi spinse, gridandomi più forte:
- Il treno riparte!
- Ma lo lasci, lo lasci ripartire, caro signore! - gli gridai io, a mia volta. -
Cambio treno!
Mi aveva ora assalito un dubbio: il dubbio se quella notizia fosse già stata
smentita; se già si fosse riconosciuto l'errore, a Miragno; se fossero saltati
fuori i parenti del vero morto a correggere la falsa identificazione.
Prima di rallegrarmi così, dovevo bene accertarmi, aver notizie precise e
particolareggiate. Ma come procurarmele?
Mi cercai nelle tasche il giornale. Lo avevo lasciato in treno. Mi voltai a
guardare il binario deserto, che si snodava lucido per un tratto nella notte
silenziosa, e mi sentii come smarrito, nel vuoto, in quella misera stazionuccia
di passaggio. Un dubbio più forte mi assalì, allora: che io avessi sognato?
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